[Momento di preghiera – N.d.T.]
Vogliamo fare un applauso a Gesù. Mentre siete in piedi vorrei leggere un verso che, aprendo la Parola in ufficio, mi è venuto davanti. È in Zaccaria, capitolo 10, versetto 1. E noi oggi vogliamo prendere questo verso come il “Così parla il Signore” per ognuno di noi:
10 Chiedete all’Eterno la pioggia nel tempo dell’ultima pioggia! L’Eterno produrrà lampi, e darà loro piogge abbondanti, ad ognuno erba nel proprio campo.
Vogliamo dire Amen? Accomodatevi. Gloria a Dio. In ufficio ho trovato la lavanda. E vedete, qualsiasi cosa che Dio ha creato ha uno scopo, in questo caso è il profumo. E ringraziamo Dio. Ringrazio il ‘Tabernacolo di Roma’, il co-pastore Giani. È difficile convincerli a non predicare. Lo ascoltavo da là dentro e viviamo di ricordi. La vecchia chiesa, Amen. Tua moglie quando suonava… io mi ricordo lui con l’orologio lì, nel rispetto degli orari. Meravigliosi ricordi. Quando decisi di entrare pienamente nel Messaggio… ero uno di quelli che lo nascondeva il Messaggio, e quando dissi basta – o perlomeno fu Dio a farmi dire basta – le prime persone che mi trovai a supporto furono il fratello Gaspare Martinico e il vostro pastore. Non si preoccuparono di tutto quello che si diceva; loro diedero tanta fiducia, e sono passati tanti anni. Tu vedi un amico quando sei nel bisogno, non lo vedi quando tutto va bene. Ringraziamo il Signore.
Io dovrei essere a Palermo. Io mi occupo di fare i biglietti per i fratelli che vengono qua. Vorrei chiedere al fratello Piero [il predicatore si rivolge in modo ironico a se stesso – N.d.T.] come mai ha fatto tutti i biglietti bene, compreso quello di mio figlio Jonathan – che ho dovuto salutare all’aeroporto come due fidanzati che si salutano – e oggi ho un figlio a Palermo, un altro a Grenoble e Sharon qui con me. Alla fine ho sbagliato la destinazione. Anziché fare Roma-Palermo, preciso e stesso orario, ho preso di nuovo Palermo-Roma. Voi conoscete meglio di me il vostro pastore. Unico. Semplicemente la prima parola è stata ‘Alleluia!’. Non vi dico il messaggio: “È un segno profetico!”. E ho detto okay, ho capito. Poi continua Giani e abbiamo completato.
Sinceramente mentre ero qui avevo espresso chiaramente che se c’era un errore è che dovevo rimanere, però chiaramente avevo il senso di scendere a Palermo per la comunità. Feci tutti in ordine velocemente per arrivare con anticipo, ma qualcosa mi diceva che doveva succedere qualcosa per rimanere. E quando questo è avvenuto non ho aspettato la notte per avere l’ispirazione, ma mentre ero nel furgone della chiesa qualcosa venne in me: da acqua a vino, le nozze di Cana. E questo è il tema di questa mattina. Dio vuole mettere in noi un profondo cambiamento. In noi c’è l’acqua, noi siamo quei vasi di mutamento, di purificazione, ma vuole mutare la nostra vita in qualcosa di sovrannaturale.
E io sono qui questa mattina come l’ultimo dei predicatori. Il mio scopo è essere qui per aiutarvi, per sostenervi, lo dico chiaramente, non per aprire una seconda comunità. Non per andare da Andrei: “Sai, il Settimo Suggello ha in sé la Terza Tirata”, perché il pastore può dire: “Fratello Piero, queste cose le devo insegnare io”. Io sono qui solo per evangelizzare a quanti ascolteranno via etere e ai presenti, a meno che non sia il pastore a dirmi: “Fai una serata di insegnamento”. Sto cercando di dire che non è oggi il senso: “Cambio chiesa, ne trovo una migliore”. No. Dobbiamo aiutarci gli uni gli altri. Io posso mettere fuori il mio dono, che è di natura evangelistica. Ci sono cinque ministeri. Non tutti dobbiamo fare il pastore. Apostoli, profeti, dottori, evangelisti, pastori. Perché tutti dobbiamo fare il pastore? Possiamo aiutare la Chiesa. Il pastore farà errori, sapete quanti ne ho fatti io. E allora che facciamo? Ci aiutiamo.
Io da pastore, faccio un esempio, mi trovo a Milano o a Roma e cercherò di fare un tabernacolo, cercherò di spendere soldi per fare di tutto e di più per il meglio della chiesa, non per farmi una crociera. E se in quegli investimenti sbaglierò in qualcosa, non è per una crociera – questo voglio farvi capire – ma sto cercando di fare il meglio! Forse non ci riuscirò. Però quello che voglio dirvi è che il pastore ha bisogno di sostegno e ha più bisogno di sostegno quando fa degli errori. Capito? Ci dobbiamo sostenere gli uni gli altri. Non sono qui in veste di pastore. Sono qui per evangelizzare, quindi ho dei limiti. Il Settimo Suggello lo predica il pastore locale, l’insegnante locale, non io. Okay? Quando predico io c’è un supervisore, e il suo dovere è che se io qui dico qualcosa che non va… non domani, appena io scendo… “Il fratello Piero ha detto che Apocalisse 10 non ha trovato adempimento nel ministero del Profeta. Non è così. Lo deve correggere”. Questi sono ordini. Quindi io devo avere rispetto, non con lo scopo: “Oh, ne so più di lui, vieni con me a duecento metri da qua”. No, non mi importa. Lasciamo, come dice il Profeta, che la Sposa possa portare luce in ogni comunità dove Dio ti ha chiamato.
E allora andiamo alla mia categoria. Vi dico… oggi io sono un ministro, per rispetto del ministerio vi dico sì; sono un predicatore, non sono un pastore. Ma sono il più piccolo di tutti. Devo cominciare così, perché viceversa non ci comprenderemo, guarderemo l’uomo e non Dio, e oggi il nostro stare insieme è guardare a Dio. Non mi importa quanto il predicatore griderà, non mi importa quali misteri mi rivelerà: io ho bisogno di sentire lo Spirito Santo che approva quella predicazione che mi fa stare bene. E allora oggi domando alla mia categoria: sei un ministro, hai portato una sola anima a Cristo, una, mezza – non si deve rispondere a me. “Oh, no, no, no. Però hai influenzato gli altri”. Ma quello è qualcosa che tutti dobbiamo fare! Io oggi ho bisogno di vedere Filippo, io ho bisogno di vedere Stefano, perché questa predicazione non consiste nel fatto che io sappia predicare bene, ma consiste nel portare i frutti, portare anime a Cristo. Non posso stare lì con la cantilena “dove due o tre…”, “oh, dobbiamo essere il piccolo gruppo”. No! Oggi i pastori hanno bisogno di uomini che escano ed evangelizzino portando il Regno fuori per portare anime a Cristo.
Io cerco di guardare a sinistra, perché se guardo a destra c’ho la storia seduta qui. Solo nel sentire il nome da là dentro, sono andato indietro in tanti ricordi. Quanto hai potuto suonare, quanto avete potuto cantare, è una gioia vedervi qui [il predicatore sta parlando ad alcuni fratelli della congregazione – N.d.T.]. Quante anime dietro quelle note abbiamo visto venire all’altare, sotto la tenda. E il nostro scopo resta sempre quello: anime che vengono a Cristo. Vogliamo scaricare tutto il peso sul pastore, sul co-pastore, sui ministri? No, dobbiamo noi cercare di aiutare l’opera. E se sono rimasto qui, saluto i fratelli collegati via etere, io voglio portarvi questi passaggi. In Giovanni capitolo 2, dal verso 1 al verso 11. Gesù compie il primo miracolo alle nozze di Cana. È il primo miracolo che viene compiuto. Ed è un miracolo in cui… per recuperare tempo conoscete la storia. Ci sono le nozze di Cana. C’è una coppia meravigliosa. C’è tutto: c’è la carne, c’è il pesce, c’è la pasta – nella tradizione ebraica di meno. C’è tutto! Ma è finito il vino. C’è Gesù, ci sono i ministri, c’è l’assaggiatore. Sapete chi è l’assaggiatore qua, in questa mattina? Il co-pastore. Lui deve assaggiare, deve vedere se c’è qualcosa che non va. E noi siamo così. Siamo nell’unione invisibile della Sposa. Compiremo le nozze nel Cielo, ma siamo uniti qui, abbiamo il banchetto aperto, abbiamo i ministri che vengono con le sette portate.
Vi ho detto quale grande differenza c’è tra un ministro del Messaggio dell’ora, sia esso pastore o qualsiasi cosa sia, in contrapposizione ai ministri della denominazione: noi siamo nelle nozze di Cana! Le migliori portate! Abbiamo tutto in ordine! Non manca niente! Ci giriamo e guardiamo le principesse, le nostre figliole, vestite in una maniera tale che sembrano delle principesse: la chioma, i vestiti ordinati, acqua e sapone. Oh, la Sposa è pronta! Abbiamo i nostri principi, in ordine. Non manca nulla! E se qualcuno viene a dire: “Ma… ci sono i vasi per la purificazione?” Uh, sì. Io mi posso qui permettere di dire: “La donna deve portare la chioma”. Ma già il pastore, quante volte l’ha detto.
“La donna dev’essere vestita ordinata”. Ci sono i vasi! E l’acqua dentro i vasi c’è! “Oh, siamo ridotti delle spugne! Abbiamo tanto bevuto! E c’è Gesù in mezzo a noi”. Oh, fratelli, sarebbe un problema non sentire la presenza di Cristo. Oh, grande, grande problema. Lo abbiamo con noi. Come Lo abbiamo con noi? Cioè, se nella denominazione i doni sono dentro e il Donatore è fuori che bussa, e dentro c’è un’anima sincera che dice: “Signore, io credo alla guarigione divina”, e Dio lo guarisce, da fuori la porta, tramite i doni dentro la chiesa, o in modo personale, quanto più in una chiesa del Messaggio. Alleuia. C’è la potenza dello Spirito Santo. Vogliamo applaudire e benedire il Signore!
Ma allora dov’è il problema? Dov’è il problema? Abbiamo tutto, ma quest’acqua, dentro i serbatoi, questa mattina, deve diventare vino. Allora fratelli, io sono la persona meno adatta per parlare di questo. Non ero un grande bevitore da ragazzo, però nei locali notturni l’alcol si consumava. Una volta sono stato ubriaco, è stato per il mio compleanno – non è una bella testimonianza. Fondamentalmente ricordo che la notte mi svegliai e stavo male. Sono un bevitore di… è pubblicità questa… sono un bevitore accanito, quando ce n’è la possibilità, di Coca Cola o Pepsi. Grande difetto. Però oggi beviamo acqua. C’è l’acqua, e se io bevo, quest’acqua è quella che leva la sete ma mi lascia tranquillo. Ora, io a vent’anni dissi: “Non toccherò più alcol, eccetto per la Santa Cena”. Fate il calcolo, sono passati ventinove anni. Ma se io bevo poco poco di vino anche alla Santa Cena… cominciamo a sorridere… e se io continuassi a bere alcol, comincerei a fare così [il predicatore cammina barcollando – N.d.T.]. Vero? Capite qual è il problema? Che noi abbiamo l’acqua, abbiamo dei vasi santificati, abbiamo la Parola, ci sono le nozze in corso, ma manca qualcosa! Manca quella gioia che ti dà lo Spirito Santo, e noi questa mattina vogliamo realizzare quella gioia.
Io con lui dimentico che c’è qualcuno che mi traduce [il predicatore si riferisce al fratello che traduce – N.d.T.]. Io lo dimentico, entro in sinergia. Okay, leggiamo qualcosa. Mi sento nella libertà spirituale. Seguiamo scorrendo qui la citazione. Ascoltate bene. Io non sono qui per forzare l’appello al pulpito. Ne abbiamo fatti negli anni chissà quanti, anche con i fratelli che mi hanno fatto questa meravigliosa sorpresa. Abbiamo finito culti sotto la tenda senza orario, sotto l’influsso della musica, dell’adorazione, della Parola… oh, gloria a Dio! E quello che vi voglio dire… quando il figlio del Profeta ebbe un momento di allontanamento il Profeta rimproverò chi forzava il figlio a venire. Se tu vieni qua davanti, chiunque tu sia, devi essere libero nel farlo. A me interessa vedervi mangiare, puoi alzare la mano pure dal posto. Qui dentro senti quando la gente ti sta ascoltando e sta mangiando [il predicatore indica il suo cuore – N.d.T.], e giovedì vi ho sentito uniti. Oggi vi sento uniti. Stop, ho finito. Ma occorre venire all’altare, non necessariamente quando ci sono io.
Avete ministri. E io su questo voglio aiutare.
Quando ero un ragazzino ero molto unito con un carissimo pastore, che tuttora ha il mio grande rispetto. E una volta mi disse, proprio nella località dove lui operava con la tenda evangelistica, disse: “Piero, io non sono chiamato all’evangelizzazione, sono chiamato più al pastorato. Questo è il tuo dono”. E in quel tempo mi disse: “Qui c’è la tenda, tu farai il lavoro, ma ricordati: per quel che puoi, secondo l’unzione come ti guida, non fare subito appello. Fai capire prima alla gente, poi verso la fine della campagna comincia a chiamare all’appello. Ma prima devono mangiare, devono capire che cos’è la chiamata all’appello”.
Allora nel Messaggio abbiamo due gruppi. Il gruppo dei battisti ti dice: “Hai ricevuto il messaggio, allora hai il battesimo con lo Spirito Santo”. Poi abbiamo il gruppo dei pentecostali, a cui assomiglio un po’ io: “No! Devi gridare, devi lottare per ricevere lo Spirito Santo!”. E poi abbiamo il centro, che è quello giusto: prima dei doni c’è la Parola. Senza la Parola i doni sono usati malamente. Tu potresti essere un apostolo, un evangelista a livello mondiale – nessuno si offenderà – un Billy Graham, un Oral Roberts: sei sempre nell’errore se non hai in primis la Parola. È meglio che tu hai la Parola e sei malato – e sei magari gobbo, tutti i problemi di questa terra, non sai neppure predicare bene, ma hai la Parola e l’obbedisci – che tutto il resto. Completa obbedienza alla Parola porta la potenza dello Spirito Santo. E allora io sto cercando di dire che sono due verità, ma dobbiamo anteporre prima la Parola, dopodiché siamo in ospedale. Okay? E allora ho bisogno quest’oggi di persone ubriache.
“Il Terzo Suggello (63-0320)”, dice il paragrafo 305: “305 Ora l’olio è… simboleggia lo Spirito, lo Spirito Santo. … 306 E il vino simboleggia la stimolazione della rivelazione. … 307 Olio e vino, nella Bibbia, sono sempre associati insieme.” Siamo in ospedale: come cominci a stare bene questa mattina? Perché man mano che sento predicare il Seme originale la Parola sta entrando e produce stimolazione, e se il vino… e il vino comincia a rendermi felice. “Oh, io sono uno di loro!”, puoi dire. “Oh, il vino lo sento! Il mio recipiente sta cominciando a cambiare da acqua! Dalla totale obbedienza di camminare regolarmente come Dio vuole comincio a sentire dentro di me che vedo gli oracoli di Dio, sento la presenza di Dio, l’amnesia mi si sta togliendo! Oh, comincio a stare bene!” E se nel vino-sangue c’è la vita… ecco camminano insieme, e ad un certo punto lo Spirito Santo mi tocca, e allora lì comincio a saltare, comincio a stare bene. Ma non togliete mai la Parola! Non possiamo avere lo Spirito senza la Parola! Diamo un applauso a Gesù, Alleluia!
Ventinove anni che non bevo alcol, eccetto il vino della Santa Cena, ma è da quando ero un ragazzino che sono un ubriaco. Quando senti la Parola, senti qua dentro… lo dico per i nuovi… la pace, la stimolazione! “Israele e la Chiesa #3 (53-0327)”: “146… La vergine Maria era sotto l’influenza dello Spirito Santo, barcollando come un ubriaco. E se Dio fece sì che la madre di Gesù Cristo salisse lassù per ricevere il battesimo dello Spirito Santo prima che potesse andare in Cielo, voi non ci andrete mai con qualcosa di meno di quello. Tanto vale togliere la rigidità dai vostri colletti, e proseguire.” “Giani io sono un ministro migliore di te”. Non mi salutate più se facessi questo. Ma lo devo dire esplicitamente? Non è una critica. Noi abbiamo bisogno di Gesù. Di Gesù. E allora quest’oggi che facciamo? Fatemi andare a trovare i miei fratelli battisti, del Messaggio. Dici: “Fratello Piero, ma tu andresti dappertutto?” Dovunque mi invitano, pure se ne pesco uno.
I fratelli battisti hanno una verità. Girano e possono dire: “Sorellina Rachele, sei qui in chiesa. E perché sei qui in chiesa?” Se la faccio parlare è timida, è un po’ difficile. “Fratello Piero, sono uno di loro! E io… questo Messaggio mi attira. A me piace credere che Dio abbia mandato un profeta”. Capite? Dove sta poi lì la verità? Che se sei un preordinato, anche se ancora non sei arrivato alla pienezza di Atti 2, è un processo! Potenzialmente tu ce l’hai avanti la fondazione del mondo! Gesù a trent’anni scese e la Colonna di Fuoco scese su di Lui, come battessimo pubblico. Ma voi pensate che lo Spirito Santo non era con Gesù avanti la fondazione del mondo? Persino il cielo si fermò, le stelle si allinearono, e cominciarono a seguire il Messia. E sai cosa ci dice il Messaggio? Che anche quando tu dovevi nascere, siccome sei una parte di Cristo, tutto si è messo in movimento. E allora incoraggiati, Dio è già con te! È solo che in questo ospedale vogliamo arrivare a quel picco, come Gesù a trent’anni, come i centoventi a Pentecoste. E lì il Profeta ci dice: “Siete già qui, non vi dovete scoraggiare”.
Lui è uno dei più piccoli [il predicatore si rivolge ad un fratello della congregazione – N.d.T.]. Come ti chiami? Come? [“Benjamin” – N.d.T.] Benjamin! L’avevo dimenticato. Com’è dolce. Vieni qua accanto a me, vieni. Quanti anni hai Benjamin? [“8” – N.d.T.] 8 anni. Tu lo sai che per essere qui seduto… chi ti ci ha portato? [“Dio” – N.d.T.] Accomodati. Mi ha fregato! Io pensavo mi dicesse mio padre, ero pronto a correggerlo. Niente. La colpa è del tuo pastore. Capite? È Dio! Il resto lo fa Lui! E il Profeta poi dice… sicuramente vogliamo arrivare a quel picco… e allora dice: “Prendete i ministri”. Oh, da domani lo faccio. Vado da Giani, vado da Sandro… vado da tutti! Andiamo nella stanza. Che dobbiamo fare nella stanza? Dobbiamo pregare insieme, perché il Profeta dice che mi dovete insegnare come poter far crescere nella mia vita lo Spirito Santo. E allora preghiamo insieme! Chiaro fratelli? E cerchiamo. Perché adesso vado verso la conclusione.
Noi abbiamo bisogno dell’altare. Sapete perché abbiamo bisogno dell’altare? Il fratello mi ascolta dal suo posto, dice Amen, Dio lo visita con lo Spirito Santo, risolve il suo problema: è il suo modo. Poi la sorella Monica, invece, è la donna dal flusso di sangue, dice: “Se io riesco a toccare… a toccare… la copertina della Bibbia, io sarò guarita”. È una fede diversa. Capite? Non vi dovete vergognare! Oggi quando i vostri… io vi ascolto… quando i vostri ministri vi dicono: “Siamo oltre l’imposizione delle mani”, oh, che scandalo! È perché non leggiamo il Messaggio. Il Messaggio dice che l’imposizione delle mani era per gli ebrei, ma noi gentili abbiamo la Parola Parlata. Il tuo nome? Joshua. Mamma mia, che nome fratello. Allora Gesù dice: “Joshua, tu sei guarito”. Come il centurione, non c’è bisogno che Dio venga sotto casa mia. Ma Benjamin… no niente, l’esempio non regge con lui [il predicatore ride N.d.T.]… Benjamin ha bisogno di toccare la mano del ministro!
E allora quest’oggi voglio spiegarvi, così poi avremo modo di pregare un po’ insieme, che venire all’altare è terapeutico spiritualmente. Perché voi dite: “Io oggi voglio essere toccato dallo Spirito Santo”. E venite qui all’altare, e sapete, ve lo dico per esperienza… quando si viene all’altare – lasciando stare il nostro fratello, per il quale ho portato l’esempio che può ricevere dal posto – se siete venuti o state attraversando un momento di influenza nella mente, voi non lo vedete nell’invisibile, ma quando il ministro impone le mani la potenza del male si stacca! Abbiamo visto la manifestazione di Dio molte volte! Se prendi la pillola ogni giorno per la pressione, quanto più andrai all’altare ogni giorno per ricevere un tocco da parte di Dio!
Leggo l’ultima citazione. Oh, guardate dove sta il problema. Noi abbiamo bisogno di aiuto, noi abbiamo bisogno di sostegno. Paragrafo 50 della predica “L’Imitazione del Cristianesimo (57-0127A)”: “50… ai tempi in cui Gesù stava parlando, le bottiglie… erano fatte da una pelle di animale. … E poi dopo che quella bottiglia diventa così vecchia, al punto che…” ascoltate qui “… si seccava. L’’olio della pelle dell’animale se ne andava. E allora diventava dura e rigida. 51 E allora capisco cosa intendeva Gesù: se si metteva del vino nuovo, vino non fermentato, in una bottiglia del genere, e quel vino nuovo aveva vita in sé, e si metteva a maturare e a fermentare, avrebbe fatto scoppiare la bottiglia. Ed è così che prendete il battesimo dello Spirito Santo e lo mettete in cuoio vecchio, secco e formale, esploderà sicuro come il mondo. Non potete averlo in quel modo. 52 Voi cercate di prendere il battesimo dello Spirito Santo con una vecchia esperienza di qualche lunga e tesa esperienza chiesastica, esploderà sicuro come il mondo. «Ma il vino nuovo» disse Gesù «va nelle bottiglie nuove». Le bottiglie nuove hanno ancora l’olio animale nelle pelli, ed è flessibile. Ecco come la chiesa di Dio deve essere per un risveglio: flessibile. 53… «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi, e in eterno» La vecchia bottiglia, «Puf!» esploderà: «Non ci credo». «Il battesimo dello Spirito Santo è proprio reale oggi come lo è sempre stato»…” Allora è questo che voglio dire. Ritorniamo alla conclusione di questo messaggio.
Le bottiglie erano delle pelli, ma nelle pelli ci vuole l’olio, per la flessibilità. Perché se non c’è l’olio per la flessibilità, quando la Parola scende in noi, quando lo Spirito vuole entrare e agire, noi cominciamo a diventare William Branham: “Non ho bisogno di nessuno. Ne so più del pastore. Gli altri ministri… puf! Io ho cinque ministeri nel nastro”. Sono parti di verità. Ma dice il Messaggio: “Perché Dio ha posto a Efesini 4 un insegnante se già siamo completi?” Noi abbiamo bisogno di tutto! Allora oggi devo concludere parlando ai giovani, e non solo ai giovani. Qui dentro c’è un grande combattimento [il predicatore si tocca la testa riferendosi alla lotta che c’è all’interno della mente – N.d.T.].
Fateci caso. Andiamo in chiesa e c’è una parte di noi che gioisce; poi c’è una parte interna, qui dentro… un grande dolore… un’ansia… preoccupazioni… Forse magari sono stato bene oggi che era domenica in chiesa, sono uscito fuori e divento di nuovo triste. O forse qualcosa dentro mi dice: “Scappa da questo luogo, non ci stare!” Sento la mia mente schiacciarmi! Da un lato ci sono persone che si consacrano, meraviglioso! Dall’altro ci sono care anime che cercano di modellare il carattere. Ma mettete in pressione la bottiglia e a un certo punto scoppia. Che è successo? Dice il Profeta che è uscito fuori il carattere come una sega. Troppe pressioni da tutti i lati e noi vogliamo essere liberati, noi vogliamo essere una benedizione per l’opera.
Uh, e io vi dico: “La Chiesa di Palermo: la migliore. Uh, la più importante”. Come voi, non abbiamo il diacono, non abbiamo il pastore: lo aspettiamo come voi avete avuto il vostro tempo di attesa. Il conduttore dei cantici. Abbiamo un usciere. Abbiamo il nostro caro Nino. Cos’è che voglio dirvi? Se oggi sto qui a dire: “Noi siamo la chiesa migliore in confronto a Roma”, ritorni in denominazione. Noi abbiamo bisogno di Gesù, abbiamo bisogno delle vostre preghiere. Quindi io non posso dire: “Io sono meglio di Milano, dei cari conservi di Milano” o “Sono migliore di Roma”. Oh no, noi abbiamo bisogno di Dio. A meno che mi presentiate oggi un apostolo Pietro che arriva, che predica, e lo Spirito Santo si muove, allora potrò dire gloria a Dio. Ma quando mi dicono: “Io la so meglio la predicazione di un altro fratello”, io dico… non si tratta più di sapere, perché già Dio ha mandato un profeta per quello. Oggi è tempo di dire: “Io, Piero Zanca, da predicatore, se Dio è con me, dov’è un’anima nuova che viene all’Evangelo?” In pochi giorni ne venivano migliaia al tempo dei centoventi, in poche ore. “E se Dio è con me dove sono finiti i miracoli del Signore?” “Sto crescendo”. Sì, quanto devo crescere? Il Signore viene e ancora io devo crescere? Dobbiamo essere realisti, metterci su i sacchi, pregare e dire: “Il popolo ha bisogno di noi. Io ho bisogno di Dio. Voglio essere una nuova persona. Voglio vedere non solo gli oracoli della Parola, ma la potenza dello Spirito”.
Allora, andiamo verso la conclusione del messaggio, siamo in orario. Siete giovani. Io ho superato la mia gioventù, adesso sono… sta ridendo Alex… sono ormai cinquanta il prossimo anno, però amo stare con i giovani, mi piace vedervi anche giocare nelle cose semplici. Però anch’io ci sono passato dal vostro banco: “Oh, amo Gesù, amo il Messaggio. Mi vesto correttamente, ho l’I-Phone”… l’ultimo modello di I-Phone qual è? [il predicatore si rivolge al traduttore – N.d.T.] Non lo sai. Io sono all’S21. Capite? E stiamo dipendenti dal telefono. Voi prendete il maschietto: PlayStation. Non è una critica. Io mi alzavo la notte e trovavo le luci dei miei figli: “Oh, forse i miei figli stanno pregando di notte!” Niente. In collegamento, non so, con gli altri ragazzi, che giocavano. Tutto a posto. Predichiamo agli altri mentre abbiamo i disastri attorno a noi. “Non mi vede Andrei. Mi sento la canzone napoletana”. I pupparuoli, ancora li so pronunciare forse un po’ male – perché con un altro fratello avevamo quest’enigma come si dicessero i peperoni in napoletano. L’altro giorno siamo stati a Napoli e siamo andati ai quartieri spagnoli. Niente, il carattere dei napoletani è simile a quello dei palermitani: a poco ti aprono le porte di casa!
“Il fratello Piero è venuto a giudicarci per quello che non riusciamo ancora a fare”. Vi presento uno sviato. Da quindici anni a diciotto anni, così mi comprendete questa mattina, quando vedevo un evangelico abbassavo la testa e giravo lo sguardo. Capite? Io lo so cosa significa, quindi non vi sto dicendo qualcosa di differente. Però voglio dirvi questo, come vi ho detto la scorsa volta: non dovete scoraggiarvi di andare in chiesa. Dovete lottare, chi contro il fatto che non si riesce ad adeguare nel giusto vestimento, chi nel carattere, chi nelle altre dipendenze – potrebbe essere la tv, la radio, il telefono. Non è il mio compito abissarvi con le parole, non voglio essere un colletto rigido. Ma voglio dirvi che c’è una soluzione questa mattina: lo Spirito Santo. Se lo Spirito Santo questa mattina ti toccherà, tu sentirai il tuo cuore libero, tu sentirai la tua mente libera. Devi solo credere. Ecco la terapia della chiesa.
Dopo che il predicatore ha predicato imporrà le mani nella mia mente, e voi non lo vedete come avviene, ma il diavolo scappa, dice: “Basta, basta, non posso stare qui!” Tra sette/otto ore ritornerà e ricomincerà a bombardare la mente. E allora tu vai da papà, mamma, o da tuo marito o da tua moglie, e dì: “Dammi la seconda capsula, la seconda pillola! Preghiamo! Leggiamo un salmo!”. E il diavolo dirà: “Basta, me ne devo andare!”. È questa la terapia più grande, capite? Voi dite: “Ma io vado al pulpito e non ricevo niente”. Ci sono passato. Allora vi spiego che succedeva. Io da pentecostale… ero un tappetto, sentivo lo Spirito di Dio, arrivavo al pulpito… Intanto il primo problema: la vergogna. “Se io crollo per la presenza dello Spirito Santo, o mi metto a piangere”, io da timido, “che dovranno dire gli altri? No, mi sembra male”. Quindi vinci quello, che già è difficile. Arrivi al pulpito. Il predicatore prega per te. Non senti niente, o senti qualcosina. Ritorni al posto. “Basta non ci vado più”. Allora io ero uno di quelli. La prima, la seconda… ve l’ho raccontato… volevo ricevere lo Spirito Santo. Il predicatore ubriaco me lo presentava così.
La tragedia fu quando un giorno la potenza dello Spirito Santo prese mia sorella: mia sorella parlava in altre lingue, sentiva lo Spirito presente, e lo Spirito Santo era passato da lì a pochi centimetri da me! Vi siete sentiti mai incompresi nella famiglia? Tu ti svegli e dici: “No, io sono nato sbagliato. Non sono come il fratello, intelligente, prossimo alla laurea. Come Antonio, con una voce meravigliosa. Come Andrei. Non sono bello come Alex”. Quello è quello che nella tua mente ti bomba: “Tu sei diverso dagli altri, tu sei un incapace, tu sei nella famiglia sbagliata”. Ma questa mattina il Signore ti dice tramite la Sua Parola: “Tu sei il Seme di Dio!” Non guardare agli altri! Il pastore è nulla senza di te, e tu sei nulla senza il pastore.
E allora vi dico la soluzione dell’altare qual è stata. Mi sono chiuso nel più grande ufficio della mia storia, un posto dove non mi poteva vedere nessuno: il bagno della chiesa. È la mia esperienza! Mi sono chiuso lì, mi sono messo in ginocchio – immaginate il bagno della chiesa, non è che era il massimo. Capite dov’è poi il discorso dell’altare? – e ho cominciato a piangere e a dire: “Io sono nato in una famiglia sbagliata. Io sono sbagliato. Addirittura mia sorella è meglio di me”. E piangevo. “Tu non mi battezzerai mai. Se sei passato da mia sorella sì e a me no vuol dire che il problema sono io!” Cintura nera di andare sempre all’altare! Ed ero convinto che se il predicatore mi posasse le mani io avrei ricevuto lo Spirito Santo… è l’ideologia religiosa che ci uccide! Benjamin, è Gesù che battezza!
Io uscii e mi misi seduto – così aiutiamo i giovani – e sapete che ho fatto? Si vede l’emozione a me… se ho gli occhi rossi ora, in quel momento ero così, con gli occhi gonfi. Niente, sembravano due fari. E il pastore era sopra il pulpito, e incomincia, in culto pubblico: “Ehi Piero, che hai? Ma hai gli occhi lucidi? Ma come mai?” Oh, la storia di Anna e il sacerdote. Non mi capiva nessuno! Manco il pastore! Ti dico che manco io ti posso capire questa mattina! Ma Dio sa quello che hai detto stanotte, Dio ti ha ascoltato quello che hai detto mentre eri in macchina. Hai avuto un momento di lettura di pensiero particolare, proprio mentre eri in macchina. E io, a un certo punto ci fu l’appello, ed ero a questa distanza, lato sinistro, ed ero pieno di… come vi posso dire… di disperazione, come dice il Profeta. Mi avvicinai a quel pulpito per dire: “Per me o è vita o è morte”.
Avevo raggiunto la giusta attitudine! Lo Spirito Santo scese. Non fu neppure il ministro a impormi le mani, ma mentre ero in piedi in un angolo… io vi posso spiegare con parole umane, ero pienamente lucido… ma mi sganciai dal mio corpo, e il mio corpo saltava sotto la potenza dello Spirito Santo. Ora ritorno a voi. Io sono molto timido. E io vedevo che non ero io, ma qualcosa mi alzava. Le mie mani lodavano Dio. Il fuoco, la presenza di Dio mi aveva inondato. Lo Spirito Santo mi battezzò e poi io ritornai a riprendere i comandi. Ve lo spiego così, capite, come dice Atti. Non avevo più il controllo delle mani. Non era uno stato di ipnosi – sapete, so cosa la gente può pensare – non era uno stato di emozioni, ma era una potenza che controllava il mio corpo! E oggi Dio vuole toccare la tua vita. Vogliamo fare un applauso al Signore.
Ora vorrei che stiamo in armonia, dopo questo messaggio. Vorrei fare qualche preghiera. Vorrei che il coro della chiesa, o perlomeno gli strumenti, cominciassero a portarci in adorazione. Voglio salutare quanti ci avete preferito, quanti avete ascoltato. Grazie a tutti i cari. E adesso vogliamo stare in comunione… in comunione… ci vogliamo alzare in piedi. La potenza dell’altare. Il mio vaso, la mia bottiglia sta per esplodere. Nella mia mente frullano troppi pensieri: “Quale sarà il mio lavoro? Avrò un futuro? Sono infelice? La mia compagna o il mio compagno chi sarà?” No, no: punta lo sguardo a Cristo. Stiamo in comunione, chiudiamo gli occhi. Forse oggi ti accosterai all’altare o forse non ti accosterai all’altare, ma quello che voglio lasciarti come base: quando stai male vai dai ministri e chiedi “Prega su di me”. Una volta, due volte, tre volte. Naaman il siro si immerse sette volte, e uscì senza la lebbra. Alleluia. Vorrei che prima pregassimo tutti quanti insieme.
Sapete, per poter ricevere da Dio un tocco, la prima cosa che dobbiamo fare è confessare i nostri peccati. C’è qualcuno giusto qua dentro? Tramite Cristo, tutti. Ma ricordi quello che hai fatto stamani? Ricordi quello che hai fatto ieri? O l’altro ieri? Vuoi insieme a me chiedere perdono a Dio? Lui già ti ha perdonato, ma tu devi fare l’atto, l’atto del Calvario. E allora insieme a me pregate, ognuno per conto vostro, io non conosco i vostri problemi.
[Momento di preghiera, cantici e chiamata all’altare – N.d.T.]
Mentre state con gli occhi chiusi… un momento di silenzio…
Un paio di mesi fa… state in comunione… mi chiamò una mia cugina per suo marito che non era convertito e mi disse: “Piero, vieni”. Io lo conoscevo da bambino. In un momento ha voluto cessare la sua vita. Motivazione: sentiva che la sua mente stava scoppiando. Non ha chiesto aiuto. Il suo grande problema è stato non aver chiesto aiuto. Oggi vuoi chiedere aiuto tu? Vuoi chiedere aiuto nella presenza di Dio? Potrei predicare ore e ore, ma se non afferriamo questo concetto di aver bisogno di Gesù, di aver bisogno di un tocco, noi non possiamo ricevere pienamente. E allora oggi vieni qui, davanti all’altare, deposita il tuo bagaglio, dì al Signore: “Io da oggi voglio che il Tuo Spirito mi guidi, voglio che il Tuo Spirito mi aiuti a uscire fuori dalla mia circostanza”. E allora puoi venire davanti all’altare. Tu stesso che hai alzato la mano, mentre pregherò per il fratello, e altri che siete nel vostro posto, se volete chiedere: “Signore”, anche dal posto stesso, “cambia la mia vita, da acqua nella gioia del vino. Nel Nome di Gesù Cristo”.
[Momento di preghiera – N.d.T.]
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